Agorà IRC
n. 1, gennaio 2026
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Tanakh è un acronimo che indica le tre sezioni di cui è composta la Bibbia
ebraica, ovvero la Torah, in greco indicata come il Pentateuco, corrispondente
ai primi cinque libri (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), i Nviim,
vale a dire i Profeti (che comprendono sia i Nviim rishonim, i Profeti anteriori,
ovvero i libri di Giosuè, Giudici, Samuele I e II, Re I e II, altrimenti classificati
come storici nella cultura cattolica, che i Nviim Acharonim, i Profeti posteriori,
nei quali rientrano Isaia, Geremia, Ezechiele e i cosiddetti dodici profeti minori)
e infine i Ketuvim, gli Agiografi, di cui fanno parte alcuni testi sapienziali come
Giobbe, Proverbi e i Salmi, i cinque rotoli (in ebraico meghillot), ovvero il
Cantico dei Cantici, Rut, le Lamentazioni, Ester e Qohelet, anche detto
Ecclesiaste, che vengono letti in occasione di alcune feste e ricorrenze
liturgiche, e infine i libri storici (Daniele, Esdra, Neemia, Cronache I e II).
Tale precisazione risulta necessaria in quanto nella Bibbia cristiana sono
presenti altri sette testi (Giuditta, Tobia, Maccabei I e II, Siracide, Sapienza e
Baruc) che non appartengono a quella ebraica e hanno assunto la
denominazione di deuterocanonici, perché scritti successivamente agli altri, in
lingua greca, nella celebre versione dei LXX, redatta ad Alessandria d’Egitto tra
il III e I secolo a.C.
Inoltre, va ricordato che agli Ebrei non risulta gradita la definizione della Bibbia
come Antico Testamento, in quanto essa sembra ridurla a qualcosa di distante,
se non addirittura superato, quando invece viene vissuta come sempre viva ed
attuale.
Circa la seconda scheda, non possiamo omettere di rammentare quanto, per la
tradizione ebraica, la Torah scritta non esaurisce la rivelazione di Dio, ma si
compenetra nella Torah orale, costituendo un’unità inseparabile, nella quale la
prima costituisce l’interpretazione autorevole della seconda. Ciò spiega come
mai, a seguito della distruzione del Secondo Tempio avvenuta nel 70 d.C. ad
opera dei Romani, essendo venuta meno l’autorità capace di dare la lettura
autentica della Torah scritta, si sia reso necessario procedere ad una stesura
per iscritto della Torah orale.
In un primo momento i saggi tannaiti (tannaim) procedettero alla compilazione
della Mishnah, sistematizzando in sei ordini (agricoltura, feste, diritto
matrimoniale, diritto civile e penale, culto nel Santuario e purità rituale)
l’eterogeneo materiale di studio della Torah orale, cui poi fece da integrazione
la Toseftà (“aggiunta”), che raccoglieva materiale rabbinico non presente nella
Mishnah. La generazione successiva di rabbini, detti amorei, discussero
largamente della Mishnah, arrivando a loro volta a redigere due vastissimi
commentari, il Talmud di Gerusalemme (o palestinese), dallo stile più asciutto,
completato alla metà del V secolo d.C. in Galilea, e il Talmud babilonese, dallo
stile più argomentativo e risalente al VI secolo d.C.
Ancora oggi, per il mondo giudaico, il vertice dell’educazione si raggiunge
quando ci si immerge nell’analisi del Talmud (“studio” della Torah) per potersi
mettere in ascolto della parola di Dio.
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