Anno V - n. 1, gennaio 2026 AGORÀ IRC AGORÀ IRC RIVISTA DI APPROFONDIMENTO PROFESSIONALE Atelier di progettazione BISOGNO EDUCATIVO/ FORMATIVO


DIRETTORE RESPONSABILE: Giuseppe Favilla CO-DIRETTORE E REDATTORE CAPO: Monica Bergamaschi RESPONSABILE GRAFICO: Carmen di Santo REDAZIONE n. 1/2026 Monica BERGAMASCHI Sebastiano CASALUNGA Fabio CATINA Carmen DI SANTO Pierpaolo FAVIA Pasquale GIAQUINTO NASCENTI Riccardo GUIDA Barbara ONGARO Valentina VINCENTI Piotr ZYGULSKI AGORÀ IRC AGORÀ IRC Atelier di progettazione Agorà  IRC  è  una  rivista  professionale  rivolta  agli  insegnanti  di  religione  cattolica,  nata  per  offrire  uno  spazio qualificato di riflessione, confronto e aggiornamento culturale e didattico. Il nome richiama l’idea dell’agorà come luogo di incontro, dialogo e scambio, in cui le esperienze educative diventano occasione di crescita condivisa. Il progetto editoriale è realizzato in collaborazione con FENSIR Formazione, SAIR Sindacato e FENsIR Sindacato, realtà  impegnate  nella  valorizzazione  della  professionalità  docente,  nella  formazione  continua  e  nella  tutela  del lavoro  nella  scuola.  Questa  rete  di  collaborazioni  garantisce  solidità  culturale,  attenzione  ai  temi  sindacali  e  uno sguardo  attento  alle  trasformazioni  del  sistema  educativo  principalmente  attraverso  il  web  e  la  rivista “EssereScuola” di cui Agorà IRC è il supplemento. Elemento  qualificante  della  rivista  è  la  collaborazione  con  Appunti  IRC,  gruppo  libero  di  ricerca  azione  e comunità di buone pratiche per l’insegnamento della Religione Cattolica, guidato da Monica Bergamaschi. Il contributo di Appunti IRC arricchisce Agorà IRC con proposte didattiche innovative, riflessioni pedagogiche e percorsi di approfondimento nati dalla pratica quotidiana dell’insegnamento. Agorà IRC si propone quindi come strumento di crescita professionale, capace di coniugare teoria e prassi, identità disciplinare  e  apertura  al  dialogo  educativo,  accompagnando  gli  insegnanti  di  religione  nel  loro  ruolo  culturale  e formativo all’interno della scuola di oggi. IL DIRETTORE RESPONSABILE  Giuseppe Favilla, Segretario Generale Nazionale Fensir Profilo editoriale RIVISTA DI APPROFONDIMENTO PROFESSIONALE


Progettualità IRC tra Curricolo E Multiculturalità  IRC, una scelta libera per la crescita personale 07 Sebastiano Casalunga Il metodo Freinet e l’apprendimento attivo 13 Valentina Vincenti Educazione cosmica e apprendimento attivo Barbara Ongaro | Fabio Catina 10 Monica Bergamaschi Peer tutoring e Cooperative learning 16 Monica Bergamaschi | Pierpaolo FaviaCarmen di Santo | Barbara Ongaro INDICE BISOGNO EDUCATIVO/ FORMATIVO Atelier,  delicato momento ove calibrare l’efficacia della progettazione in una concreta trama di saperi che sostanziano il tessuto della relazione educativa nell’orizzonte di un incontro  №1. PROGETTAZIONI PROGETTAZIONI Il metodo come ponte tra teoria e pratica Barbara Ongaro 04 EDITORIALE EDITORIALE Uno sguardo sull’Ebraismo 23 L’Irc: laboratorio di cultura e dialogo. Dalla recente Nota pastorale della Cei sull’Irc Pasquale Giaquinto Nascenti Guida alla progettazione per competenza IRC Riccardo Guida Uno sguardo sull’Islam Piotr Zygulski 27 Pierpaolo Favia RUBRICHE RUBRICHE Appunti IRC 25 IL METODO APPUNTI IL METODO APPUNTI 20 29 APPROFONDIMENTO APPROFONDIMENTO


IL METODO COME PONTE TRA TEORIA E PRATICA Agorà IRC n. 1, gennaio 2026          gni insegnante porta in classe un proprio modo di insegnare: uno stile fatto di gesti, intuizioni, sensibilità, punti di forza e fragilità. Così come gli alunni apprendono in modi diversi, anche noi docenti costruiamo l’esperienza educativa attraverso modalità differenti.  È  per  questo  che  non  può  esistere  un’Unità  di  Apprendimento  “universale”, valida per chiunque e in qualunque contesto. La qualità di una lezione nasce sempre dall’incontro tra tre elementi: la specificità della classe, lo stile di apprendimento degli alunni e le caratteristiche personali dell’insegnante.    Ciò che possiamo davvero condividere, più che una singola lezione, è un metodo: una cornice chiara e flessibile che aiuti ciascuno di noi a trovare il proprio equilibrio tra ciò che la classe richiede e ciò che si può offrire. Un metodo non limita la creatività, anzi la sostiene,  la  orienta  e  la  rende  più  efficace.  È  da  questa  consapevolezza  che  una comunità di buone pratiche, un gruppo di ricerca azione che si interessi alla pedagogia sperimentale,  cresce  attraverso  il  confronto  quotidiano,  sviluppando  un  percorso comune.  Abbiamo  collaudato  nelle  nostre  classi  un  modo  di  progettare  che  non impone  modelli  rigidi  ma  offre  strumenti  concreti  per  costruire  UDA  coerenti  e realmente adattabili ai diversi contesti. Il metodo che proponiamo nasce dall’esigenza di dare all’IRC una struttura progettuale solida,  capace  di  valorizzare  la  ricchezza  delle  classi  e  lo  stile  personale  di  ogni insegnante. Non si tratta di una didattica ermeneutica‑esistenziale, né di un impianto teorico  astratto:  è  un  percorso  concreto,  saggiato  nelle  nostre  classi,  che  si  ispira  al pensiero della complessità di Edgar Morin. Morin  ci  ricorda  che  la  realtà  non  è  mai  semplice,  lineare  o  riducibile  a  un’unica prospettiva: anche l’insegnamento della religione vive di intrecci tra tradizioni e vissuti personali,  tra  simboli  e  domande  profonde,  tra  identità  e  alterità,  tra  conoscenze  e relazioni. Il nostro metodo nasce proprio da questa visione complessa e interconnessa.  L’IRC è una disciplina che si nutre di dialogo: per questo il metodo mette al centro il confronto  tra  pari,  la  costruzione  condivisa  di  significati,  la  valorizzazione  delle domande degli alunni e attività cooperative e laboratoriali. La conoscenza religiosa non viene  “trasmessa”  ma  co‑costruita:  ogni  bambino  porta  un  frammento  di  mondo  e l’insegnante diventa tessitore di un senso comune. Perché  l’IRC  lasci  traccia  deve  parlare  alla  vita.  Il  metodo  parte  da  situazioni  reali, simboli vicini agli studenti, esperienze quotidiane che aprono alla dimensione culturale e  religiosa.  L’obiettivo  non  è  accumulare  nozioni  ma  attivare  processi:  riconoscere, collegare,  interpretare,  dare  valore.  In  questo  modo  l’IRC  diventa  uno  spazio  in  cui  gli alunni  possono  esplorare  le  proprie  domande,  comprendere  la  diversità  religiosa, sviluppare empatia e pensiero critico e costruire una visione più ampia del mondo. Il pensiero di Morin offre tre orientamenti fondamentali: l’interconnessione, secondo cui ogni contenuto religioso è legato ad aspetti storici, culturali, simbolici ed etici e l’UDA diventa un luogo di intrecci; la pluralità, perché non esiste un’unica chiave di lettura e l’IRC educa a vedere il mondo da più prospettive; il senso, poiché la conoscenza non è mai  neutra  ed  è  sempre  legata  alla  vita,  alle  relazioni  e  alla  ricerca  di  significato. Questa  cornice  permette  di  progettare  UDA  che  non  siano  “blocchi  di  contenuti”  ma percorsi  vivi,  capaci  di  accogliere  la  complessità  delle  classi  e  delle  domande  degli alunni.  E D IT O R IA L E E D IT O R IA L E O 4


Il “metodo”, in questa prospettiva, non è una cornice rigida, ma un orientamento che si rinnova ogni volta che un insegnante sceglie di interrogarsi, di sperimentare, di costruire ponti tra teoria e pratica; é un modo di stare nella scuola che riconosce la complessità, accoglie la diversità e trasforma ogni esperienza in occasione di apprendimento. In  questo  senso  si  colloca  anche  il  contributo  di  Monica  Bergamaschi,  che  ci  ricorda come  ogni  metodo  –  qualunque  forma  assuma  –  affondi  le  sue  radici  in  una pedagogia viva, capace di tenere insieme visione, intenzionalità e cura educativa. Il suo articolo  offre  una  chiave  di  lettura  preziosa:  prima  ancora  delle  tecniche,  ciò  che sostiene  la  pratica  è  una  postura  pedagogica  consapevole,  che  dà  senso  alle  scelte didattiche e le orienta verso l’inclusione e la crescita di ciascuno.    A questo quadro si aggiunge l’intervento di Pasquale Giaquinto Nascenti, che propone una  lettura  approfondita  della  nuova  nota  della  CEI,  mettendone  in  luce  le  radici,  le differenze  e  le  aperture  rispetto  alla  precedente  Nota  del  1991,  e  offrendo  spunti  per comprenderne le ricadute sulla prassi educativa. Si affianca il contributo di Riccardo Guida, che sintetizza l’attenzione della nota al tema delle competenze nell’IRC, evidenziando il ruolo formativo della disciplina e l’importanza di una progettazione coerente con i livelli di sviluppo previsti dal DM 14/2024. In  dialogo  con  queste  prospettive,  Sebastiano  Casalunga  riflette  sul  valore  dell’IRC come scelta libera e consapevole, capace di offrire agli studenti uno spazio di crescita personale, confronto e formazione culturale, intrecciandosi con le altre discipline e con gli obiettivi dell’Educazione civica. In  questo  numero  prende  inoltre  avvio  la  rubrica  mensile  di  Pierpaolo  Favia  dedicata all’ebraismo,  che  ci  accompagnerà  alla  scoperta  della  cultura  e  della  tradizione ebraica, anche attraverso le schede CEI dedicate al dialogo ebraico‑cristiano.  In  un  contesto  educativo  complesso,  un  metodo  condiviso  non  limita  la  libertà dell’insegnante: la sostiene. Offre una bussola, una direzione, una coerenza interna che permette a ciascuno di noi di esprimere il proprio stile senza perdere l’orientamento. Il metodo che abbiamo sviluppato non impone modelli rigidi, non pretende uniformità e non cancella la creatività. È una struttura flessibile, che aiuta a progettare UDA chiare, inclusive,  dialogiche  e  profondamente  radicate  nella  realtà  delle  classi.  È  ciò  che stiamo  sperimentando  nelle  nostre  scuole,  con  risultati  che  mostrano  come  un approccio coerente e condiviso possa davvero fare la differenza. In  questo  numero  dedicato  al  “metodo”  abbiamo  voluto  esplorare  ciò  che  rende davvero  viva  la  pratica  educativa:  non  una  sequenza  di  procedure,  ma  un  modo  di guardare ai bambini, ai ragazzi e al loro potenziale. Le UDA presentate mostrano come l’eredità  dei  grandi  pedagogisti  –  da  Montessori  a  Freinet,  passando  per  tutte  quelle voci  che  hanno  creduto  in  una  scuola  capace  di  emancipare  –  continui  a  generare percorsi attuali, concreti e profondamente inclusivi. Ogni  proposta  didattica  qui raccolta  è  un  invito  a  tornare  al cuore  della  relazione  educativa: l’osservazione  attenta,  la  cura dell’ambiente,  la  fiducia nell’autonomia,  la  cooperazione come  motore  di  crescita.  Non  si tratta  di  replicare  modelli,  ma  di lasciarsi  ispirare  da  un atteggiamento:  quello  di  chi progetta  con  intenzionalità, ascolta  con  autenticità  e accompagna con discrezione. 5 Agorà IRC n. 1, gennaio 2026


7 Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 A completare lo sguardo interculturale, un intervento bimestrale di Piotr Zygulski offrirà un’introduzione  all’islam  e  ai  suoi  elementi  fondamentali,  ampliando  ulteriormente l’orizzonte del dialogo e della comprensione reciproca. La  speranza  è  che  queste  pagine  possano  offrire  ispirazione,  strumenti  e  soprattutto coraggio:  il  coraggio  di  continuare  a  costruire  una  scuola  che  non  smette  di interrogarsi  e  di  trasformarsi,  capace  di  valorizzare  l’eredità  dei  grandi  maestri traducendola in pratiche attuali e inclusive. Barbara Ongaro RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Bergamaschi, M. (2024). Appunti IRC. Condivisione, metodo e progettazione per un cammino di crescita. Catechesi. Nuova serie. Morin, E. (2025). La sfida della complessità. Le Lettere. Porcarelli, A.(2013). Progettare per competenze. Dalla teoria alla pratica didattica. La Scuola. 6


PROGETTUALITÀ IRC TRA CURRICOLO E MULTICULTURALITÀ  Siamo fatti  di trama... Il  presente  contributo  si  focalizza sull'importanza  della  competenza progettuale  dell'insegnante,  intesa  come processo  decisionale  ancorato  a  un  preciso riferimento  pedagogico  e  a un’interpretazione  del  ruolo  della  scuola nella  realtà  storico-sociale.  In  particolare, l’attenzione viene dedicata all'Insegnamento della  Religione  Cattolica  (IRC),  esaminando le  sue  sfide  attuali  in  relazione  alla multiculturalità e al pluralismo religioso, e la necessità  di  allineare  le  scelte metodologiche  ai  valori  costituzionali,  alle Indicazioni  Nazionali  IRC  e  al  quadro  di competenze  europeo.  La  competenza progettuale  prevede  che  ogni  insegnante, per  gestire  efficacemente  le  situazioni  di apprendimento,  divenga  consapevole  del proprio  riferimento  pedagogico.  La progettazione  è  insieme  un  metodo cognitivo e una prassi di lavoro che precede, accompagna  e  segue  l’azione  didattica rendendo evidenti intenzionalità e obiettivi di apprendimento come orizzonti che regolano il  fare  dell’insegnante.  La  progettazione  non è semplicemente un tecnicismo che genera una  lista  di  compiti  da  svolgere,  ma rappresenta  un  processo  decisionale  che trova  le  sue  fondamenta  in  un  curricolo  più ampio,  ancorato  a  una  determinata interpretazione della realtà storico-sociale e del  senso  che  in  essa  riveste  la  scuola (Zecca,  2019).  Lo  sfondo  pedagogico  è l’insieme di valori, visioni e finalità educative che  orientano  ogni  scelta  metodologico- didattica. Non si parte dalla tecnica, ma dal senso.  Avere  un  riferimento  pedagogico preciso  e  dichiarato  agevolerà  la  coerenza dell’azione  educativa  proposta  partendo dallo  studente  che  è  al  centro  dell’agire didattico. L'insegnante riconosce un bisogno formativo,  mentre  lo  studente  accoglie  una sfida  realizzativa.  Lo  studente  inizia  ad assumere  su  di  sé  un  compito  per  lavorare concretamente  e  cooperativamente  e,  nella fase di metacognizione, realizzare la portata simbolica  di  questo  lavoro,  rendendo  conto a  sé  stesso  che  attraverso  il  percorso proposto è al proprio bisogno educativo che ha risposto. Progettare  questo  gioco  di  differenze  e governarlo  è  il  “fatto  educativo”  e  richiede una interpretazione. Il modello prescelto è un modo  di  interpretare.  Ogni  insegnante,  di qualsiasi  ordine  e  grado,  è  chiamato  non soltanto  a  istruire  i  suoi  allievi,  ma  anche  a educarli.  Formare  è  un’azione  che  unisce  il compito  dell’istruzione  a  quello dell’educazione.  Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 7


Formare  implica:  co-costruire  conoscenze, contenuti  ed  abilità,  avendo  cura  di  lavorare al  fine  di  promuovere  lo  sviluppo  della personalità dell'individuo e di farlo secondo le finalità della scuola.  Dal punto di vista metodologico, l’insegnante deve  avere  una  solida  consapevolezza  per poter  progettare  il  proprio  intervento  in considerazione  dei  livelli  macro  e mesosistemici,  del  curricolo  nazionale  e  di quello  della  propria  scuola.  “La  scuola,  che  è scuola  costituzionale,  pone  le  persone  degli allievi  al  centro  delle  sue  azioni  e  ne promuove  i  talenti  attraverso  la  formazione integrale  e  armonica  di  tutte  le  dimensioni: cognitive,  affettive,  relazionali,  corporee, estetiche,  etiche,  spirituali”  (Indicazioni nazionali  2025).  I  compiti  nella  scuola moderna devono essere interpretati non solo in  base  alle  caratteristiche  specifiche  di ciascun  individuo,  ma  anche  in  relazione all'interazione tra l'individuo e l'ambiente in cui vive. La  società  italiana  presenta  due caratteristiche  distintive:  è  multietnica  e democratica.  La  creazione  di  un  piano  di lavoro  deve  necessariamente  partire  dalle finalità  generali  perseguibili  da  un’istituzione scolastica  che  si  propone  di  tutelare  e promuovere i valori costituzionali. La didattica non  è  mai  neutrale,  prima  di  ogni  agire educativo è bene porsi domande sulla natura epistemologica  e  sull’oggetto  disciplinare. Occorre,  poi,  chiarire  il  modello  pedagogico generale  di  riferimento  del  docente  e  delle istituzioni  educative  e  affrontare  questioni  di natura etico-politica precisando l’orizzonte di senso, l’ideale di cittadino e di società in cui si inserisce il percorso formativo. L’apprendimento  ha  valore  ed  è  significativo solo  se  ha  senso  per  chi  apprende.  Lo studente  diventa  competente  se  è  coinvolto attivamente  nel  processo  di  apprendimento attraverso esperienze autentiche. Oggi non si fa  più  riferimento  a  "programmi  didattici" tradizionali, ma si parla di Indicazioni nazionali IRC che non sono prescrittive, ma indicative, e che  mettono  in  luce  la  responsabilità dell'insegnante  nel  progettare  percorsi  e selezionare  i  contenuti.  Secondo  le Raccomandazioni  del  Parlamento  e  del Consiglio  Europeo,  le  competenze  sono definite  in  termini  di  responsabilità  e autonomia.  Si  rende  necessario  un  passaggio  dalla competenza  attesa  alla  Competenza Personale  che  derivi  dall’attenzione  a  non sostanzializzare  la  competenza,  mettendo piuttosto  in  evidenza  il  soggetto competente.  La  competenza  è un’interazione efficace con la realtà e quindi non  può  esistere  se  non  in  relazione  ad  un soggetto  che  la  mette  in  atto.  Il  soggetto stesso,  e  non  la  disciplina,  in  ottica transdisciplinare, diviene elemento di sintesi del  sapere  guadagnando  una  postura dinamica  e  dialogica  nei  confronti  di  sé stesso, degli altri e del mondo. Il  principale  quesito  che  ruota  oggi  intorno all'IRC  riguarda  la  sua  capacità  di interfacciarsi  con  la  multiculturalità  e  il pluralismo religioso percepiti come questioni complesse  e  interdisciplinari,  questo  non può  non  avere  delle  ricadute  sulle  prassi d'aula  alle  quali  andrà  dedicata  maggiore attenzione  per  una  più  puntuale ricognizione. La progettazione di un percorso didattico  o  formativo  ha  a  che  fare  anche con  scelte  di  metodo.  Qualunque  prodotto derivante da una progettazione è il risultato di  scopi  generali  basati  su  un’analisi  della realtà  specifica.  Nel  1977  Bruner  poneva  il tema di come le scuole reinterpretassero in percorsi  educativo-didattici  il  progetto  di una società intera. Il curricolo collega, infatti, il tema della cultura scolastica all'evoluzione di  una  cultura  sia  nazionale  che internazionale.  Nella  teoria  del  curricolo  ci sono  diverse  posizioni  e  modelli interpretativi,  in  linea  di  massima:  un  primo approccio  considera  il  curricolo  come  un programma di insegnamento, focalizzandosi su  conoscenze  e  contenuti.  Un  secondo approccio  interpreta  il  curricolo  come  un progetto  formativo  che  integra insegnamento  e  apprendimento,  specifico per un determinato contesto. La  conoscenza  della  pluralità  di  approcci alla  progettazione  è  fondamentale  per creare  con  strumenti  teorici  adeguati ambienti di apprendimento efficaci.  In  linea  generale,  nella  scuola  possiamo rintracciare  approcci  più  lineari  o  più euristici.  Sul  campo  difficilmente  si  trovano modelli “puri”, la complessità del processo di progettazione  richiede  strumenti  che accompagnino  in  progress  l’azione didattica.  Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 8


La  progettazione  può  essere  vista  come attività sociale di costruzione e trasformazione collaborativa  di  modelli  simbolici,  l’azione didattica non è quindi secondaria, ma diviene, anzi, parte attivamente coinvolta nella cornice pedagogico  sociale  della  disciplina.  In  una società  caratterizzata  da  un  alto  numero  di variabili  poco  controllabili,  l’incertezza  non  si supera  cercando  zone  di  sicurezza,  ma trasformando  l’incertezza  in  opportunità  e favorendo la creatività. Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 9 Monica Bergamaschi RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Caputo, A. (2019) Ripensare le competenze filosofiche a scuola. Roma: Carocci. Carnevale, C. (2020). La pratica didattica nell’Irc. Progettare, agire e valutare. Torino: Elledici. Cicatelli, S. (2022).Guida all’insegnamento della religione cattolica. Brescia: Scholè.   Cicatelli, S.(2024) Prontuario giuridico Irc. Brescia: Queriniana. De Pasquale, M. (1996). Insegnare e apprendere a fare. Esperienze di filosofia in classe, Bari: Laterza Giuseppe Edizioni. Ferrari, M. (2003). Insegnare riflettendo. Proposte pedagogiche per i docenti della secondaria. Milano: Franco Angeli. Fioretti, S. (2019). Laboratorio e competenze: basi pedagogiche e metodologie didattiche, volume 3. Milano: Franco Angeli. Morin, E. (2025). La sfida della complessità. Firenze: Le Lettere. Nigris, E. - Balconi, B. - Zecca, L. (edd.). (2019). Dalla progettazione alla valutazione didattica. Progettare, documentare, monitorare. Milano- Torino: Pearson Italia. Rossi, P.G. - Toppano, E. (2015). Progettare nella società della conoscenza. Roma: Carocci. Camb iare  misu ra  alle cose Allarg are le p ossibili tà


Il  metodo  Montessori  considera  il  bambino  un  esploratore competente,  capace  di  costruire  il  proprio  sapere  attraverso l’esperienza  diretta.  L’ambiente  preparato,  la  libertà responsabile,  la  manipolazione  dei  materiali  e  la  cura  degli spazi  sostengono  autonomia,  concentrazione  e  senso  di responsabilità.  L’insegnante  osserva  con  discrezione, favorendo la scoperta attraverso strumenti adeguati. In questo quadro si inserisce l’Educazione Cosmica, una delle intuizioni  più  originali  di  Maria  Montessori.  Essa  offre  al bambino  una  visione  dell’universo  come  sistema  ordinato  e interdipendente,  in  cui  ogni  elemento  svolge  una  funzione specifica.  L’obiettivo  non  è  solo  conoscere  il  mondo,  ma riconoscere  il  proprio  posto  in  esso,  sviluppando appartenenza  e  cura  verso  il  creato.  La  porta  d’ingresso  è  la Favola  Cosmica  “Dio  non  ha  mani”  (Montessori,  M.  (1959). Iddio  che  non  ha  mani.  Vita  dell’Infanzia,  8-3),  che  narra l’origine  dell’universo  con  un  linguaggio  simbolico  e  poetico, capace  di  unire  scienza  e  meraviglia.  Questa  prospettiva permette  di  introdurre  il  racconto  biblico  della  Creazione come  linguaggio  simbolico,  favorendo  un  dialogo  armonico tra scienza e fede all’interno dell’IRC. EDUCAZIONE COSMICA EAPPRENDIMENTO ATTIVO. Un percorso interdisciplinare ispirato al metodo Montessori. P R O G E T T A Z IO N E P R O G E T T A Z IO N E Introduzione 10 Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Montessori, M. (1950). La scoperta del bambino. Garzanti. Montessori, M. (1959). Iddio che non ha mani. Vita dell’Infanzia, 8(3). Montessori, M. (1970). Come educare il potenziale umano. Garzanti. Presidente della Repubblica. (2010). Approvazione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi di apprendimento dell’insegnamento della religione cattolica per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione (D.P.R. 11 febbraio 2010). Consiglio dell’Unione Europea. (2018). Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (22 maggio 2018). SCUOLA PRIMARIA | CLASSE TERZA


Quadro di progettazione La  proposta  didattica,  elaborata  sulla base  delle  Indicazioni  Nazionali  (DPR  11- 02-2010),  è  pensata  per  una  classe  terza primaria,  età  in  cui  gli  alunni  iniziano  a confrontarsi  con  spiegazioni  diverse sull’origine  del  mondo.  Il  bisogno formativo centrale è aiutarli a distinguere e integrare i diversi linguaggi –scientifico, narrativo  e  simbolico–  senza  percepirli  in conflitto,  favorendo  anche  lo  sviluppo delle  competenze  trasversali (Raccomandazioni  Europee  2018)  quali quelle  personali,  sociali  ed  imparare  a imparare. L’occasione  di  apprendimento  sarà  la realizzazione  della  mostra  di  fine  anno dedicata  alla  Favola  Cosmica.  Gli  alunni contribuiranno  con  materiali  sensoriali per  raccontare  l’origine  dell’universo, selezionando  elementi  essenziali  e trasformandoli  in  un  prodotto comunicativo  chiaro,  rispettoso  dello  stile montessoriano. Il  percorso  è  pienamente  interdisciplinare e  coinvolge  Italiano,  Storia,  Scienze,  IRC ed  Educazione  Civica.  L’aula  diventa  uno spazio  flessibile,  ordinato  e  funzionale,  in cui  il  bambino  può  muoversi  liberamente per  costruire  significati  attraverso esperienze dirette di apprendimento. Le tre fasi del percorso Le  fasi  del  percorso:  dall’osservazione  alla consapevolezza. Il  percorso  didattico  si  sviluppa accompagnando  l’alunno  dall’esperienza sensoriale alla rielaborazione creativa, fino alla  consapevolezza  del  proprio apprendimento. Ogni fase valorizza il ruolo attivo del bambino e la funzione educativa dell’ambiente, che diventa il luogo in cui il sapere prende forma. La  prima  fase,  in  cui  si  attivano  le  pre- conoscenze,  si  apre  con  un  ambiente preparato che invita alla scoperta. I  bambini  esplorano  e  manipolano materiali  naturali  –  sabbia,  pietre,  acqua, minerali etc… – attraverso un’osservazione attenta  e  silenziosa.  Toccare,  confrontare, ordinare  permette  di  costruire  le  prime rappresentazioni dell’origine del mondo. In  questo  clima  di  meraviglia  viene introdotta  la  Favola  Cosmica  “Dio  non  ha mani”,  narrata  con  oggetti  simbolici  che rendono  visibile  il  racconto.  La  narrazione diventa  un  ponte  tra  esperienza sensoriale  e  immaginazione,  preparando il terreno per la fase successiva.  La  seconda  fase  è  dedicata  alla costruzione  dei  saperi  attraverso  la didattica  a  stazioni.  L’ambiente  è organizzato  in  modo  ordinato  e accessibile:  ogni  stazione  propone un’attività  specifica,  e  i  bambini  possono muoversi  liberamente,  scegliendo  dove fermarsi  e  quanto  tempo  dedicare.  La libertà  di  movimento  è  una  libertà responsabile,  che  favorisce  autonomia, concentrazione e senso di competenza. Le stazioni previste sono quattro: Stazione  1  –  Il  diagramma  di  Venn: confronto  tra  i  tre  linguaggi  dell’origine (Big  Bang,  Favola  Cosmica,  Creazione) attraverso  un  grande  diagramma manipolabile  con  immagini  e  parole- chiave. Stazione  2  –  Sequenze  della  Creazione (con  autocorrezione):  carte  illustrate  dei giorni  della  Creazione  con  sistema autocorrettivo.  I  bambini  ricostruiscono  la sequenza  e  verificano  autonomamente  la correttezza. Stazione  3  –  Ricostruzione  della  Favola Cosmica:  materiali  naturali,  stoffe  e piccoli oggetti per rappresentare le scene principali  della  Favola  Cosmica:  la  luce,  il movimento  delle  particelle,  la  formazione della Terra. Stazione 4 – Laboratorio scientifico tattile: esperimenti semplici con magneti, acqua, sale,  terra  e  ghiaccio  per  richiamare  i fenomeni  fisici  presenti  nella  narrazione cosmica. Questa  fase  a  stazioni  permette  di integrare  Italiano,  Scienze,  Storia,  IRC  ed Educazione  Civica  in  modo  naturale:  ogni bambino  costruisce  il  proprio  sapere attraverso  l’esperienza,  senza contrapposizioni  tra  i  linguaggi. L’Educazione Cosmica diventa così il filo  Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 11


conduttore  che  permette  di  intrecciare  i diversi  piani  disciplinari  in  un’unica esperienza  formativa,  armonica  e profondamente significativa. La  terza  fase  unisce  rielaborazione creativa  e  metacognizione.  I  bambini progettano e realizzano pannelli sensoriali che  raccontano  l’origine  del  mondo attraverso materiali tattili, colori, simboli e parole.  È  un  momento  in  cui  l’ambiente dell’apprendimento  torna  protagonista: ordinare,  scegliere,  collocare  i  materiali diventa  un  modo  per  mettere  ordine anche nei pensieri. La  metacognizione  si  sviluppa  attraverso: verbalizzazione  delle  scoperte  e  delle scelte  fatte;  rielaborazione  scientifica  dei fenomeni  osservati;  riflessione  simbolico- religiosa  sulla  “funzione  cosmica” dell’essere  umano,  collegando  la Creazione  alla  responsabilità  verso  il creato. Il  pannello  finale  non  è  solo  un  prodotto espositivo,  ma  il  segno  visibile  di  un percorso  in  cui  il  bambino  ha  osservato, manipolato,  scelto,  costruito  e  infine compreso il proprio ruolo nel mondo. La  valutazione,  in  un’ottica montessoriana,  non  si  concentra  sulla prestazione  o  sul  risultato  finale,  ma  sul processo  che  il  bambino  vive.  È  una valutazione  che  osserva,  accompagna  e documenta,  più  che  misurare. L’insegnante,  come  un  “regista  muto”, raccoglie  indizi  significativi:  la  qualità dell’attenzione,  la  cura  dei  materiali,  la capacità  di  scegliere,  la  perseveranza,  la collaborazione  spontanea,  la  precisione dei gesti. La valutazione si articola in tre livelli: osservazione  dei  comportamenti,  che rivela  interesse,  autonomia,  rispetto dell’ambiente e modalità relazionali; analisi  dei  prodotti,  come  sequenze, ricostruzioni  e  pannelli  sensoriali, valutando  coerenza,  integrazione  dei linguaggi, cura estetica e consapevolezza; metacognizione,  attraverso  verbalizzazioni, mappe  e  didascalie  che  mostrano comprensioni,  collegamenti  e interpretazioni del proprio ruolo nel cosmo. La  valutazione  è  circolare:  nasce dall’osservazione, si nutre dell’esperienza e ritorna  al  bambino  come  consapevolezza di sé. CONCLUSIONE La Favola Cosmica “Dio non ha mani” offre un  linguaggio  capace  di  dialogare  con scienza  e  Creazione  biblica,  mostrando che i linguaggi dell’origine si completano. Il  laboratorio  creativo  e  i  pannelli sensoriali rendono visibile questo dialogo, trasformando  l’apprendimento  in un’esperienza  concreta  e  significativa. Alla  fine  del  percorso,  ciò  che  rimane  è una  consapevolezza  più  profonda:  il mondo  è  un  dono  da  conoscere  e custodire,  e  ognuno  ha  un  ruolo  unico nella sua armonia. Fabio Catina, Barbara Ongaro Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 XX 12


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 IL METODO FREINET EL’APPRENDIMENTO ATTIVO P R O G E T T A Z IO N E P R O G E T T A Z IO N E Introduzione Il  metodo  Freinet  risponde  ai  bisogni  reali  dei  bambini,superando  i  rigidi  protocolli  d’insegnamento  in  favore  ditecniche  mutuate  sul  campo,  prediligendo  l’esperienzadiretta e la cooperazione rispetto alla fruizione passiva deilibri di testo canonici.I  baluardi  di  Célestin  Freinet  (Tâtonnement  Expérimental,Lavoro-gioco,  Stamperia  Scolastica,  Testo  Libero  eGiornale  di  Classe)  sembrano  far  breccia  proprio  tra  glienfants  delle  classi  meno  abbienti  (non  a  caso,  la  suapedagogia sarà definita «popolare»).In  tale  cornice  ben  s’inserisce  una  proposta  didattica  chemuove  dalla  collaborazione  di  una  scuola  secondaria  diprimo  grado  con  l’associazione  Donacibo,  coniugandol’attenzione  all’Altro  con  l’esperienza  diretta  dei  ragazzi  enella  raccolta  alimentare  e  nell’elaborazione metacognitiva  dell’esperienza  traslata  in  un  giornale  diclasse  e  amplificata  con  la  pubblicazione  di  un  articolosulla rubrica Solidarietà di una testata locale. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Freinet, C. ed E. (1976), Nascita di una pedagogia popolare. Nuova Italia. 13 SECONDARIA DI PRIMO GRADO | CLASSE TERZA


Quadro di progettazione La  proposta  didattica,  elaborata  sulla base  delle  Indicazioni  Nazionali  (DPR  11 febbraio 2010), è stilata per la classe terza di  una  scuola  secondaria  di  primo  grado, per  radicare  il  comandamento  dell’amore nella  concretezza  delle  opere  caritative  e riconoscere  i  valori  della  dignità  della persona  e  della  responsabilità  verso  gli altri, base della cittadinanza attiva. Partendo  dal  traguardo  di  competenza disciplinare  che  riconosce  il  valore  etico della  solidarietà,  si  aiutano  gli  studenti  a non  arroccarsi  su  posizioni  di  buonismo astratto,  dando  voce  al  loro  bisogno  di essere  protagonisti  di  scelte  che impattano  sulla  società  civile  e  sul  bene comune.  Il raccordo con l’educazione civica (l’Art. 2 della  Costituzione  richiede  l’adempimento dei  doveri  inderogabili  di  solidarietà politica,  economica  e  sociale)  e  con  le competenze trasversali (Raccomandazioni Europee  del  2018)  quali  quelle  personali  e sociali ed in materia di consapevolezza ed espressione  culturale,  come  i  riferimenti all’Agenda  2030,  sottolineano  l’istanza sociale ed internazionale del lavoro.  L’occasione  di  apprendimento  è suggellata  dalla  collaborazione dell’istituto  con  il  progetto  Donacibo  del Banco  di  Solidarietà  (citato  nel  PTOF  della scuola).  Gli  alunni  raccoglieranno  gli alimenti  da  devolvere  all’Associazione, portandoli  in  loco  durante  la  lezione- passeggiata che si terrà presso la Onlus in questione.  Attingendo  a  piene  mani  agli erudimenti  di  Freinet,  i  ragazzi rielaboreranno  metacognitivamente quanto  esperito  in  prima  persona  in  una produzione  testuale  da  inserirsi  in  un giornale  di  classe  e  nel  quotidiano  locale, nella rubrica sulla solidarietà.  Evidentemente  l’interdisciplinarietà suggella  il  carattere  formativo  della proposta,  coinvolgendo  materie  quali: Italiano,  IRC,  Informatica  ed  Educazione Civica.  Gli  spazi  di  apprendimento (sull’onda di un impianto didattico costruttivista e denso di significato per il discente)  valicano  le  mura  scolastiche per andare incontro all’Altro.  Le fasi del percorso Durante la prima fase, al fine di attivare le pre-conoscenze dello studente e porlo al  centro  dell’intera  progettazione,  è opportuno  comprendere  quanto  già conosce  sulla  tematica  da  approntare, pertanto  una  valutazione  diagnostica consentirà  di  orientare  al  meglio  il processo  di  insegnamento- apprendimento.  Attraverso  un brainstorming realizzato con Wordwall si procede  alla  verifica  dei  prerequisiti creando una Word cloud.  Segue,  nella  seconda  fase  una  lezione dialogata  sulla  comunità  solidale  che emerge dagli Atti degli Apostoli (At 2,42): -l’insegnamento degli apostoli; - l’unione fraterna; - la frazione del pane; - le preghiere. Per  dare  ossigeno  a  quanto  appreso,  il docente  e  la  scolaresca  escono dall’aula  per  incontrare  l’Altro  e  portare al  banco  di  solidarietà  alcuni  beni alimentari  raccolti.  La  lezione- passeggiata  pone  al  centro  l’esperienza dei ragazzi e la riflessione degli stessi sul dato di realtà.  Una  volta  rientrati  a  scuola,  tale riflessione  viene  mutuata,  stanti  gli insegnamenti  di  Freinet  -“...se  potessi, con  un’attrezzatura  tipografica  alla  mia classe,  tradurre  il  testo  vivente, espressione  della  passeggiata,  in  una pagina  scolastica  che  sostituisse  le pagine  del  manuale...”  (Freinet,  1976)-    in  un  testo  libero  dove  è  importante  il contenuto  e  la  forma  scelta  per  dare voce  alle  proprie  esperienze,  senza  la pretesa  di  un  componimento ortograficamente  perfetto,  ma  con  il fervore  di  chi  ha  qualcosa  da comunicare. I testi liberi, debitamente rivisti, troveranno Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 14


compiutezza nel giornale di classe (stilato digitalmente,  non  stampato)  che  si presta  ad  essere  contemporaneamente educazione  alla  parola  ed  esercizio  di cittadinanza.  Nella  terza  ed  ultima  fase  viene approntata la scelta condivisa (tra alunni e  docenti,  tutti  allo  stesso  livello decisionale) di uno dei “testi liberi” redatti perché  venga  inviato  alla  redazione  del settimanale  diocesano  locale,  per  la pagina della solidarietà.  La  metariflessione  sui  lavori  svolti costituisce  un'occasione  straordinaria  di orientamento  per  insegnare  agli  studenti in  modo  individualizzato  a  riflettere  sui propri  lavori  e  per  sviluppare  in  loro  una struttura  cognitiva  più  ricca  e  critica.  In questa  fase,  oltre  all’autovalutazione, viene  chiamata  in  causa  la  peer  review, attività  in  cui  gli  studenti  si  aiutano reciprocamente  a  migliorare  i  propri lavori,  senza  giudizi  o  critiche,  ma attraverso consigli utili e costruttivi. I  frutti  della  proposta  didattica  possono confluire  nel  portfolio  individuale,  noto per le seguenti caratteristiche:  1. personalizzazione: il portfolio individuale è  personalizzato  e  riflette  le  esperienze  e gli interessi dello studente; 2. raccolta di lavori: raccoglie i lavori e le attività  svolte  dallo  studente  durante l'anno scolastico; 3.  riflessione  e  valutazione:  consente  allo studente di riflettere sui propri progressi e valutare le proprie competenze. La valutazione Ci  muoviamo  nell’orizzonte  della valutazione  di  prodotto  di  tipo sommativo,  che  arriva  al  termine  del processo  di  apprendimento  e  si  focalizza sull’esito che ne consegue, rilevando se la competenza  osservata  in  azione  si  è concretizzata  in  un  elaborato  con determinate  caratteristiche  qualitative  e quantitative.  Per adempiere a tale valutazione, si redige una rubrica di livello generale che fornisce una  descrizione  generica  e  sintetica  delle dimensioni della competenza. Per  completezza,  si  costruisce  una valutazione  di  evidenze  diverse  del prodotto  finale  per  analizzarlo  da prospettive  differenti:  da  un  lato  come portato  di  un  agire  competente, attraverso  una  rubrica  che  descriva  le evidenze  del  processo  di  realizzazione del  prodotto  e  i  suoi  aspetti  qualitativi, dall’altro  come  risultato  di  una mobilitazione  di  conoscenze  e  abilità, tramite  una  griglia  di  valutazione  che presenti  indicatori  relativi  ai  saperi utilizzati. Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 Conclusioni L’eredità  di  Freinet  risiede  nell’aver trasformato  la  scuola  da  luogo  di ascolto  passivo  a  laboratorio  di  vita. Attraverso  le  tecniche  del  testo  libero, della  stamperia,  della  corrispondenza interscolastica,  ha  dimostrato  che l’apprendimento  non  avviene  per imposizione,  ma  per  tâtonnement expérimental. La  sua  «pedagogia  popolare»  resta ancora  oggi  un  punto  di  riferimento  per un  apprendimento  basato  sul  fare,  sulla cooperazione  e  sul  valore  di  ogni bambino. Valentina Vincenti 15


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 16 PEER TUTORING ECOOPERATIVE LEARNING P R O G E T T A Z IO N E P R O G E T T A Z IO N E Introduzione La  centralità  della  persona  umana  trova  il  suo  pienosignificato  nella  scuola  intesa  come  comunità  educativa  edinclusiva.  A  questa  formazione  integrale  della  persona,anche l’IRC contribuisce all’interno delle finalità della scuolacome  specificato  nel  DPR  176/2012,  con  particolareriferimento  agli  aspetti  spirituali  ed  etici  dell'esistenza,  invista  di  un  inserimento  responsabile  nella  vita  civile  esociale, nel mondo universitario e del lavoro.  Sotto  il  profilo  metodologico,  lo  sviluppo  del  sé  è  sostenutodal  potenziamento  dell'autoefficacia,  intesa  come  lacapacità  auto-valutativa  di  porre  in  essere  ed  organizzarerisorse cognitive e comportamentali per il raggiungimento diobiettivi  prefissati.  Tale  processo  trova  terreno  fertile  instrategie  didattiche  come  il  cooperative  learning  e  il  peertutoring;  esse  sono  fondate  sulla  collaborazione  attiva  trastudenti, valorizzando le diversità dei livelli di apprendimentoattraverso l’aiuto reciproco. L’apprendimento tra pari, infatti,attiva  processi  di  responsabilità,  riflessione,  empatia  ecollaborazione.Secondo  Bandura  gli  studenti  imparano  in  un  ambientesociale  imitando  il  comportamento  altrui  (modeling);  ciòmigliora  gli  esiti  delle  prestazioni  generando autoregolazione,  rendendoli  capaci  di  apprendere  in  modoautonomo. SECONDARIA DI SECONDO GRADO | CLASSE TERZA


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 16 P R O G E T T A Z IO N E P R O G E T T A Z IO N E I  fratelli  Johnson  hanno  sviluppato,  intorno  al  1975,  unamodalità  di  conduzione  della  classe  definita  LearningTogether,  che  possiamo  collocare  all’interno  della  corniceconcettuale  del  Cooperative  Learning:  una  serie  di  tecnichedi gestione del gruppo classe attraverso le quali gli studentiimparano  a  lavorare  insieme,  prevalentemente  nel  formatodel  piccolo  gruppo.  L’obiettivo  è  il  miglioramentodell’apprendimento  e  del  rendimento  scolastico, potenziando  le  abilità  relazionali  e  il  clima  emotivo  dellaclasse.  Il  gruppo  diventa  così  occasione  di  crescita  estrumento  per  imparare,  proprio  perché  diventa  uncontenitore  ricco  di  tutte  le  risorse  che  il  singolo  studentemette  in  campo  e  porta  con  sé  una  volta  varcata  la  sogliadella scuola.Si  concretizza  in  tal  modo  quella  che  Vygotskij  chiama  zonadi  sviluppo  prossimale:  la  differenza  tra  le  abilità  che  unindividuo  può  sviluppare  agendo  autonomamente  e  quelleche  può  raggiungere  collaborando  con  gli  altri  nello  stessocompito.  Secondo  Vygotskij,  infatti,  le  funzioni  cognitive  sisviluppano  prima  come  attività  collettive  e  sociali,  per  poiessere  interiorizzate  a  livello  individuale  attraversol'interazione con gli altri. Il  peer  tutoring  ha  degli  elementi  in  comune  con  ilcooperative  learning,  anche  se  queste  due  modalitàpresentano  anche  delle  differenze  sostanziali.  Entrambeusano  il  lavoro  di  gruppo  spostando  il  centro  dell’attenzionedall’insegnante  come  unico  referente  delle  conoscenze  daapprendere e rendono protagonisti gli studenti che vengonoattivamente  coinvolti.  Le  due  strategie  sono  utilizzabili  conapproccio  interdisciplinare  e  risultano  efficaci  in  tutti  i  gradiscolastici. 17


QUADRO DI PROGETTAZIONE L’Unità  di  Apprendimento  qui  proposta  si intende  rivolta  ad  una  classe  terza  della scuola secondaria di secondo grado e ha l’obiettivo  di  rendere  operativa  la consapevolezza  degli  studenti  relativa, alla  luce  della  rivelazione  cristiana,  al valore  delle  relazioni  interpersonali,  della fraternità  e  della  solidarietà  nel  contesto delle  istanze  della  società contemporanea,  volendo  in  tal  modo superare  una  concezione  nozionistica della  scuola  nell’ottica  dell’esercizio  di una cittadinanza attiva e responsabile, in piena sintonia anche con il magistero del Concilio Vaticano II. LE TRE FASI DEL PERCORSO Nella prima fase di attivazione dell’UDA si procede  ad  una  valutazione  diagnostica dei  prerequisiti,  della  durata  di  un’ora, attraverso  un  quiz  interattivo  realizzato per  mezzo  della  piattaforma  Wordwall  in cui  verranno  richiamati  alcuni  contenuti disciplinari:  Il  samaritano:  buono  perché  solidale (Lc 10,25-37) I  discepoli  di  Emmaus:  camminare insieme (Lc 24,13-35) La  samaritana:  accoglienza  e  dialogo (Gv 4,1-42) Questo  momento  sarà  seguito  da  un brainstorming  sul  tema  della  solidarietà realizzato  con  l’app  Mentimeter, ottenendo  una  word  cloud. Successivamente, dopo un rapido ripasso di  consolidamento  dei  concetti  chiave utili  a  sviluppare  l’UDA,  si  procede all’illustrazione della scheda di consegna, che  spiega  dettagliatamente  agli  alunni lo svolgimento dell’intera progettazione. Nella  seconda  fase,  si  procederà  a  un lavoro  cooperativo  in  cui  indagare  il significato  della  solidarietà  come  valore umano  e  cristiano,  attraverso  riferimenti al  testo  dell'enciclica  Fratelli  Tutti  (“La solidarietà  si  esprime  concretamente  nel servizio, che può assumere forme molto diverse  nel  modo  di  farsi  carico  degli altri”  FT  115;  “Solidarietà  è  pensare  e agire in termini di comunità” FT 116). Il  docente  fornisce  il  materiale  di  studio, ogni gruppo: Legge il materiale. Annota le idee emerse. Realizza  una  presentazione multimediale. Per  garantire  un  vero  apprendimento cooperativo è fondamentale strutturare i ruoli  all’interno  dei  gruppi,  così  da assicurare  partecipazione, responsabilità  condivisa  e  un  clima  di lavoro  efficace.  Successivamente  il docente  introduce  brevemente  la  visita alla  Comunità  Nuovi  Orizzonti, illustrandone  la  mission;  a  seguire,  gli studenti,  a  coppie,  elaborano  le domande  per  l’incontro  con  gli  ospiti della Comunità. Dopo le tre ore IRC svolte in classe, nelle ore  di  Educazione  Civica  della  seconda fase  dell’UDA,  vi  è  un’intera  giornata dedicata  alla  visita  alla  Comunità  e all’incontro  con  gli  ospiti  e  gli  operatori della  stessa,  durante  il  quale  vengono poste  le  domande  preparate  per  loro  e si effettuano le registrazioni audio-video dell’evento. In  coerenza  con  l’approccio  socio- costruttivista adottato, il prodotto finale Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 5 6 7 ... GAMIFICATION


dell'UDA  è  una  mostra  fotografica,  dal titolo  Io  ce  la  posso  fare,  che  evidenzia  il valore  della  responsabilità  personale nella  costruzione  di  una  comunità accogliente  e  solidale.  Gli  studenti,  a coppie,  realizzano  in  due  ore  i  vari pannelli  per  la  mostra,  con  foto  e didascalie,  a  partire  dalle  testimonianze ascoltate  in  Comunità,  integrandole  con quanto  studiato  in  classe.  Quale opportunità  di  apprendimento significativo,  la  mostra  illustra l'esperienza  vissuta  degli  studenti  e,  a partire  da  essa,  offre  spunti  di  riflessione e di progettualità condivisa. Infine,  nella  terza  fase  dell’UDA,  come occasione di metariflessione della durata di  un’ora,  gli  studenti  compilano  un Google form predisposto dal docente, cui fa  seguito  una  peer  review,  quale  attività collaborativa  per  cui  gli  studenti  si aiutano  tra  loro  a  potenziare  le  proprie competenze,  evitando  giudizi  o  critiche, ma  fornendo  invece  consigli  utili  e costruttivi.  Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 La  valutazione  accompagna  l’intero percorso  e  considera  processo,  prodotto e  metacognizione.  Attraverso  una  griglia di  osservazione  sistematica  vengono rilevate  partecipazione,  collaborazione, rispetto  dei  ruoli  e  qualità  dei  materiali prodotti,  insieme  alla  riflessione personale nella fase metacognitiva. In  conclusione,  il  percorso  conferma l’efficacia  del  cooperative  learning  e  del peer  tutoring  nel  favorire  partecipazione attiva,  responsabilità  condivisa  e  una comprensione  più  profonda  del  valore della  solidarietà.  L’esperienza  vissuta, integrata  con  la  riflessione  e  il  lavoro  di gruppo,  rende  l’UDA  un’occasione formativa autentica e significativa. Io ce la p osso fare Monica Bergamaschi Pierpaolo Favia Carmen di Santo Barbara Ongaro 19


        ella  recente  nota  “L’insegnamento  della  religione  cattolica:  laboratorio  di cultura  e  dialogo”,  la  CEI  attenziona  in  diversi  passaggi  la  categoria  di competenze,  relazionandola  sia  all’IRC,  sia  all’IdR.  L’IRC  dev’essere  strumento per  saper  affrontare  in  modo  opportuno  le  nuove  sfide  del  contesto contemporaneo  “con  capacità  di  discernimento,  determinazione  e competenza”  (1).  In  particolare,  dal  momento  che  “la  scuola  è  impegnata  a sviluppare  percorsi  di  accoglienza  e  di  integrazione  che  (…)  richiedono  che siano  costantemente  aggiornate  le  modalità  di  insegnamento,  la  proposta didattica, l’articolazione delle competenze, l’organizzazione dei contenuti”, l’IRC deve apportarvi il proprio contributo e perciò deve presentare gli stessi requisiti (2).  Inoltre  l’IRC  deve  non  solo  sviluppare  nell’allievo  le  proprie  competenze disciplinari,  ma  anche  aiutarlo  a  farne  una  sintesi  con  quelle  delle  altre discipline, a partire da quelle con cui presenta maggiore affinità tematica (21). Infine  “sono  numerose  le  realtà  ecclesiali  che,  tramite  l’Irc,  possono  inserirsi nello sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza, consapevolezza ed espressione  culturali,  che  si  riferiscono  alle  capacità  di  agire  da  cittadini responsabili,  di  comprensione  delle  strutture  sociali,  economiche  e  giuridiche per quanto riguarda temi quali la giustizia sociale, la sostenibilità e la custodia del  creato,  le  arti  e  le  forme  di  comunicazione,  nonché  l’impegno  a  capire, sviluppare  ed  esprimere  le  proprie  idee  secondo  il  contesto  della  formazione culturale  di  appartenenza,  imparando  la  postura  fondamentale  del  dialogo” (44). Si riporta una tabella che presenta non correlazioni necessarie, ma proposte di correlazione,  utili  a  una  progettazione  più  consapevole  e  a  una  maggiore padronanza  dei  documenti  normativi.  Leggendo  la  tabella  secondo  le  4 colonne, nella 1° e nella 2° sono riportati i Traguardi per lo Sviluppo delle Competenze (TSC) rispettivamente dell'infanzia e della primaria;  nella  3°  sono  riportate  le  nomenclature  delle  competenze  chiave  per l'apprendimento  permanente,  secondo  la  Raccomandazione  del  Consiglio dell'Unione europea 604/2018; a ciascuna nomenclatura sono abbinate parti delle competenze al termine della primaria, secondo il DM 14/2024 all. A;  nella 4° colonna sono riportati i livelli A-B-C-D di sviluppo delle competenze secondo i quattro modelli allegati al DM 14/2024.  Leggendo la tabella secondo le righe, si ravvisano correlazioni tematiche utili in sede di progettazione. In particolare:  quelle  tra  la  1°  e  la  2°  colonna  aiutano  a  rispettare  la  continuità  tra  i  due ordini di scuola;  quelle  tra  la  2°  e  la  3°  colonna  aiutano  a  orientare  la  progettazione  verso  il traguardo finale e la continuità.  Correlando la 4° colonna a quelle precedenti si comprende che la formulazione completa di ciascun traguardo per lo sviluppo delle competenze IRC è da livello A.  All’interno  di  ciascuna  formulazione  si  possono  rintracciare  parti  da  livello  B e/o da livello C. GUIDA ALLA PROGETTAZIONE PER COMPETENZE IRC Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 C O M P E T E N Z E C O M P E T E N Z E 20 Rubrica di approfondimento - a cura di Riccardo Guida N


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 Nella  progettazione  si  potrebbero  far  perseguire  prima  le  parti  da  livello  C,  poi quelle  da  livello  B,  infine  quelle  da  livello  A;  oppure  far  perseguire  tutta  la competenza, ma inserendo frasi come “inizia a” nelle parti riconducibili a livelli superiori. Le formulazioni così ottenute possono anche funzionare da rubriche di valutazione. Questa  proposta  rispetta  il  criterio  tassonomico  che  formula  i  descrittori  dei quattro  livelli  di  sviluppo  delle  competenze  chiave,  secondo  i  modelli  di certificazione  allegati  al  DM  14/2024.  Trattandosi  di  certificazioni  ufficiali,  è opportuno  che  il  singolo  docente,  nella  libera  e  legittima  scelta  della metodologia  che  ritiene  migliore  per  la  propria  progettazione  didattica, configuri un raccordo tra le proprie rubriche di valutazione e i descrittori di tali certificazioni. 21


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Agorà IRC n. 1, gennaio 2026     ono trascorsi quarant’anni dalla firma della prima Intesa volta ad attuare il nuovo  sistema  dell’Irc  dopo  la  firma  del  Concordato  nel  1984.  La  nuova normativa  aveva  creato  non  poche  difficoltà,  la  cui  risoluzione  aveva esacerbato  il  clima  politico  istituzionale  e  richiesto  l’intervento  di  diversi tribunali. Per rasserenare le parti, la Cei aveva emanato, nel maggio del 1991, la Nota  pastorale  Insegnare  religione  cattolica  oggi.  A  distanza  di  34  anni,  i vescovi  hanno  diffuso  una  nuova  Nota  pastorale  L’insegnamento  della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo. Le  due  note  si  collocano  in  contesti  storico-culturali  e  scolastici profondamente  differenti.    Quella  del  1991  chiudeva  la  Prima  Repubblica, situandosi  in  un  tessuto  scolastico  che  muoveva  i  primi  passi  per  trovare  la strada  verso  l’autonomia  e,  dal  punto  di  vista  culturale,  sostanzialmente omogeneo. La necessità di chiarire la natura dell’Irc (Cei, 1991, 2) nel rinnovato quadro  giuridico,  spingeva  la  Cei  a  sottolineare  lo  strato  culturale  dell’offerta della Chiesa alla scuola e motivarne la cattolicità (Cei, 1991, 9). La recente Nota, invece, prende atto del mutato contesto sociale e del radicato pluralismo religioso e culturale con aumento degli studenti non cattolici e non credenti all’interno di una società globalizzata, digitale e complessa (Cei, 2025, 2).  Nonostante  la  diversa  cornice,  si  conferma  la  validità  (Cei,  2025, presentazione)  di  una  presenza  scolastica  che  rispetta  la  coscienza  di  tutti  e assicura  un  fondamentale  servizio  educativo  come  laboratorio  di  cultura  e dialogo basato, sul cristianesimo ma aperto alla pluralità.  Se  le  finalità  della  Nota  del  1991  erano  più  centrate  (Cei,  1991,  14)  sulla conoscenza  dei  contenuti  della  fede  e  della  loro  rilevanza  comunitaria,  nel 2025  la  Cei  ravvisa  come  l’Irc  abbia  saputo  trasformarsi  a  seguito  degli sviluppi della società in generale e della scuola in particolare e pone l’Irc come opportunità  educativa  al  dialogo  interculturale  e  interreligioso,  atto  a promuovere una cittadinanza responsabile e una riflessione etica sul senso del vivere  (Cei,  2025,  5).  E  se,  nel  1991,  tale  presenza  necessitava  di  chiarimenti  in relazione al principio di laicità delle istituzioni pluraliste e democratiche (come è  la  scuola),  nel  2025  si  prende  atto  di  come  tale  compatibilità  di  laicità  sia stata  pienamente  riconosciuta  grazie  alla  forte  valorizzazione  della  libertà  di scelta di ognuno (Cei, 2025, 16).  Si  nota  come  anche  il  profilo  dello  studente  sia  profondamente  cambiato  in relazione alla sua posizione nella scuola: non più come destinatari (Cei, 1991, 3) di un annuncio culturale condotto in maniera lineare ma come al centro di un processo  di  apprendimento  (Cei,  2025,  20),  con  tutte  le  ricadute  didattico- metodologiche  che  ne  derivano.  Non  più  (Cei,  2025,  25)  un  insegnamento contenutistico e trasmissivo, con programmi nazionali da assolvere con scarsa interdisciplinarità, ma un insegnamento protagonista del percorso formativo di crescita, con approcci laboratoriali, dialogici e interdisciplinari che valorizzano (Cei, 2025, 45) il confronto, il pensiero critico e la partecipazione con didattica attiva  e  progettuale  (Cei,  2025,  10,  18),  grazie  alle  rinnovate  Indicazioni Nazionali (Cei, 2025, 18). S T O R IA S T O R IA S L’Irc: laboratorio di cultura e dialogo.Dalla recente Nota pastorale della Cei sull’Irc Rubrica di approfondimento - a cura di Pasquale Giaquinto Nascenti 23


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 24 Il  vero  fulcro  della  Nota  è,  quindi,  dedicato  alla  rilevante  importanza  del dialogo  e  all’Irc  come  laboratorio  che  ospita  lo  scambio  critico  di  idee.  Si  fa particolare riferimento alle due ultime iniziative della Cei che ha predisposto 16 Schede  per  conoscere  l’Ebraismo  (diventate  24  alla  seconda  edizione)  frutto del  lavoro  congiunto  portato  avanti  da  diversi  anni  con  l’Unione  delle Comunità  Ebraiche  e  alle  Schede  per  conoscere  l’Islam  (in  tutto  11)  prodotte con la collaborazione del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. Nel  1991  il  contesto  culturale  amalgamato  non  costituiva  una  priorità  come invece lo era la necessità di conferire uno strato epistemologico alla disciplina (Cei,  1991,  1),  nel  2025  si  è  preso  atto  del  necessario  approfondimento  dell’Irc come  disciplina  pluralista,  di  amicizia  (non  a  caso  viene  più  volte  citato  il magistero  di  papa  Francesco  e  papa  Leone  XIV)  tra  culture  e  religioni,  con  la conseguenza di un necessario cambio di approccio, più aperto e comparativo (Cei, 2025, 12, 21-22). Il focus dei contenuti derivanti dal quadro epistemologico concordatario  (cultura  religiosa  e  valori  del  cattolicesimo  come  parte  del patrimonio storico italiano) lasciano maggiore spazio e campo (Cei, 2025, 3-4) alla presenza di temi multireligiosi e alle grandi sfide del mondo globale, quali la  pace,  le  migrazioni,  l’ambiente,  la  tecnologia,  con  particolare  riguardo  al massiccio sviluppo che il digitale ha avuto negli ultimi anni. Accanto  a  questi  elementi  di  novità,  la  Nota  individua  e  riconosce  alcune criticità. Se  nel  1991  si  accentuavano  le  difficoltà  organizzative  (Cei,  1991,  16)  derivanti dalla  novità  concordataria  e  dalla  sancita  (costituzionalmente)  facoltatività delle  attività  alternative  all’Irc,  ora  il  sistema  pienamente  avviato  e  rodato mostra  alcune  zone  d’ombra  difficilmente  illuminabili,  legate  al  calo  di interesse  verso  la  disciplina  man  mano  che  si  va  verso  i  gradi  superiori  di scuola,  che  si  ripercuote  sul  calo  degli  alunni  avvalentisi,  disinteresse  anche dovuto alla mancanza di una seria proposta didattica alternativa all’Irc e alla collocazione in orari spesso sfavorevoli e scomodi (Cei, 2025, 7). Un  ultimo  accenno  allo  spazio  che  la  Nota  riserva  agli  Idr.  Nel  1991  destava preoccupazione  l’impiantare  una  seria  formazione  teologica  e  chiarire l’identità  ecclesiale  del  docente  (Cei,  1991,  23,  35),  nel  2025  è  emersa  la consapevolezza  dell’importanza  di  una  formazione  che  accanto  al  sapere teologico  ponga,  di  pari  grado,  un  eccellente  livello  di  sintesi  culturale  e  di competenze pedagogiche e didattiche (Cei, 2025, 31-32); anche se, l’eccessiva preoccupazione  del  ‘fare  sintesi’  potrebbe  correre  il  rischio  di  semplificazione della  complessità  socio-scolastica  e,  quindi,  di  non  comprendere  del  tutto  la realtà dei fenomeni. Infine,  la  Nota  auspica  (Cei,  2025,  43-44)  il  riconoscimento  della  specificità degli Idr da parte della comunità ecclesiale locale a cui chiede di considerarli non  generici  operatori  pastorali  a  disposizione  di  qualsiasi  altro  impegno ecclesiale  e  di  valorizzarli  per  le  loro  competenze  educative  e  culturali, nell’invito,  per  il  futuro,  a  guardare  l’evolversi  della  condizione  dell’Irc  nella scuola con realismo e fiducia. S T O R IA S T O R IA RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Conferenza Episcopale Italiana, Insegnare religione cattolica oggi. Nota pastorale, 19 maggio 1991 Conferenza Episcopale Italiana, L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo. Nota pastorale, 11 dicembre 2025


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026               60  anni  dalla  pubblicazione  della  dichiarazione  conciliare  Nostra  Aetate, con  la  quale  la  Chiesa  Cattolica  ha  proclamato  il  ruolo  positivo  degli  Ebrei nella  storia  della  salvezza,  riconosciuto  il  comune  patrimonio  spirituale condiviso  con  loro,  esortando  ad  approfondirlo,  e  rigettato  quello  che  Jules Isaac  aveva  definito  come  “l’insegnamento  del  disprezzo”,  deplorando  ogni forma di antisemitismo, il dialogo ebraico-cattolico ha sicuramente vissuto un notevole  sviluppo.  Tuttavia  bisogna  onestamente  riconoscere  che  in  tale basilare  documento,  pur  non  riprendendola,  non  viene  nemmeno  condannata esplicitamente quella “teologia della sostituzione” che è stata purtroppo causa e fonte di innumerevoli incomprensioni nel corso della storia. A tutto ciò bisogna poi aggiungere che permangono, anche alla luce di quanto accaduto dal 7 ottobre 2023 in poi, notevoli rischi di un rinvigorimento di forme più o meno esplicite di antisemitismo all’interno della società italiana, quando invece più forti dovrebbero essere le istanze dell’amicizia ebraico-cristiana. In  un  simile  contesto  storico-culturale,  allora,  tutt’altro  che  marginale  può essere  il  contributo  positivo  dato  dall’Insegnamento  della  Religione  Cattolica all’interno  del  mondo  dell’istruzione  e  della  formazione  professionale, soprattutto alla luce della mirabile pubblicazione delle “Schede per conoscere l’Ebraismo”  a  cura  della  CEI  e  dell’UCEI,  lievitate  dalle  iniziali  sedici  alle  attuali ventiquattro, ma certamente suscettibili di ulteriori ampliamenti.  Vi  sono  state  approfondite  disamine  nel  recente  passato,  come  quella condotta nel 2018 dal professor Andrea Atzeni sulle colonne di Pagine ebraiche circa l’immagine del mondo ebraico data da alcuni dei più diffusi libri di testo per  l’IRC,  dalle  quali  emergevano  talune  approssimazioni  o  imprecisioni  circa l’Ebraismo  (chi  avesse  voglia  di  indagare  meglio  la  questione  potrà autonomamente farlo attraverso una semplice ricerca in rete).  Facendo  forse  eco  anche  a  simili  riflessioni,  le  predette  schede  hanno l’indubbio  merito,  come  leggiamo  nella  loro  presentazione,  di  essere innanzitutto  frutto  di  un  lavoro  congiunto  durato  anni,  pienamente  rispettoso delle  differenze  esistenti  e  fondato  su  una  reciproca  stima,  che  ha  consentito di  portare  avanti  un  dialogo  franco  e  proficuo,  così  da  garantire  una  corretta forma  di  conoscenza  e  trasmissione  dell’Ebraismo,  a  partire  da  alcuni  dei  più rilevanti  temi.  Una  tale  operazione  culturale  potrà  poi  essere  veicolata  da manuali  scolastici  di  qualità,  capaci  di  promuovere  una  conoscenza  che sappia  realmente  essere  un  antidoto  efficace  ad  ogni  tipo  di  pregiudizio  o intolleranza, nel pieno rispetto della laicità dello Stato italiano. Trovandoci  su  queste  pagine  di  Agorà  IRC  ad  inaugurare  una  rubrica  mensile interamente dedicata alle “Schede per conoscere l’Ebraismo”, vogliamo partire dalle prime due inerenti alla Bibbia ebraica, chiamata Tanakh, e alla Torah. Si tratta  di  un  riferimento  imprescindibile,  anche  alla  luce  del  magistero conciliare  sopra  richiamato,  che  illumina  il  cammino  degli  studiosi  e rappresenta il primo riferimento per ciascun docente di religione.   E B R A IS M O  E B R A IS M O A UNO SGUARDO SULL’EBRAISMO Rubrica di approfondimento - a cura di Pierpaolo Favia 25


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 26 Tanakh  è  un  acronimo  che  indica  le  tre  sezioni  di  cui  è  composta  la  Bibbia ebraica,  ovvero  la  Torah,  in  greco  indicata  come  il  Pentateuco,  corrispondente ai  primi  cinque  libri  (Genesi,  Esodo,  Levitico,  Numeri  e  Deuteronomio),  i  Nviim, vale  a  dire  i  Profeti  (che  comprendono  sia  i  Nviim  rishonim,  i  Profeti  anteriori, ovvero  i  libri  di  Giosuè,  Giudici,  Samuele  I  e  II,  Re  I  e  II,  altrimenti  classificati come  storici  nella  cultura  cattolica,  che  i  Nviim  Acharonim,  i  Profeti  posteriori, nei quali rientrano Isaia, Geremia, Ezechiele e i cosiddetti dodici profeti minori) e  infine  i  Ketuvim,  gli  Agiografi,  di  cui  fanno  parte  alcuni  testi  sapienziali  come Giobbe,  Proverbi  e  i  Salmi,  i  cinque  rotoli  (in  ebraico  meghillot),  ovvero  il Cantico  dei  Cantici,  Rut,  le  Lamentazioni,  Ester  e  Qohelet,  anche  detto Ecclesiaste,  che  vengono  letti  in  occasione  di  alcune  feste  e  ricorrenze liturgiche, e infine i libri storici (Daniele, Esdra, Neemia, Cronache I e II). Tale  precisazione  risulta  necessaria  in  quanto  nella  Bibbia  cristiana  sono presenti  altri  sette  testi  (Giuditta,  Tobia,  Maccabei  I  e  II,  Siracide,  Sapienza  e Baruc)  che  non  appartengono  a  quella  ebraica  e  hanno  assunto  la denominazione  di  deuterocanonici,  perché  scritti  successivamente  agli  altri,  in lingua greca, nella celebre versione dei LXX, redatta ad Alessandria d’Egitto tra il III e I secolo a.C. Inoltre, va ricordato che agli Ebrei non risulta gradita la definizione della Bibbia come Antico Testamento, in quanto essa sembra ridurla a qualcosa di distante, se non addirittura superato, quando invece viene vissuta come sempre viva ed attuale. Circa la seconda scheda, non possiamo omettere di rammentare quanto, per la tradizione  ebraica,  la  Torah  scritta  non  esaurisce  la  rivelazione  di  Dio,  ma  si compenetra nella Torah orale, costituendo un’unità inseparabile, nella quale la prima  costituisce  l’interpretazione  autorevole  della  seconda.  Ciò  spiega  come mai,  a  seguito  della  distruzione  del  Secondo  Tempio  avvenuta  nel  70  d.C.  ad opera  dei  Romani,  essendo  venuta  meno  l’autorità  capace  di  dare  la  lettura autentica  della  Torah  scritta,  si  sia  reso  necessario  procedere  ad  una  stesura per iscritto della Torah orale. In un primo momento i saggi tannaiti (tannaim) procedettero alla compilazione della  Mishnah,  sistematizzando  in  sei  ordini  (agricoltura,  feste,  diritto matrimoniale,  diritto  civile  e  penale,  culto  nel  Santuario  e  purità  rituale) l’eterogeneo materiale di studio della Torah orale, cui poi fece da integrazione la Toseftà (“aggiunta”), che raccoglieva materiale rabbinico non presente nella Mishnah.  La  generazione  successiva  di  rabbini,  detti  amorei,  discussero largamente  della  Mishnah,  arrivando  a  loro  volta  a  redigere  due  vastissimi commentari, il Talmud di Gerusalemme (o palestinese), dallo stile più asciutto, completato alla metà del V secolo d.C. in Galilea, e il Talmud babilonese, dallo stile più argomentativo e risalente al VI secolo d.C. Ancora  oggi,  per  il  mondo  giudaico,  il  vertice  dell’educazione  si  raggiunge quando  ci  si  immerge  nell’analisi  del  Talmud  (“studio”  della  Torah)  per  potersi mettere in ascolto della parola di Dio.  E B R A IS M O  E B R A IS M O


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 IS L A M IS L A M UNO SGUARDO SULL’ISLAM Rubrica di approfondimento - a cura di Piotr Zygulski      opo quelle sull’ebraismo, nel 2025 sono state pubblicate undici “Schede per conoscere  l’Islām”,  a  cura  della  Conferenza  Episcopale  Italiana  (CEI)  e  del Pontificio  Istituto  di  Studi  Arabi  e  d’Islāmistica  (PISAI).  Anche  in  questo  caso,  il progetto  è  volto  in  prima  istanza  a  una  corretta  presentazione  dell’Islām  da parte dell’IRC, nonché alla promozione di collaborazioni interreligiose. Si  parte  dalla  domanda  su  cosa  sia  l’Islām  (1),  ricapitolandone  la  storia  (2),  i fondamenti  dottrinali  e  le  scuole  teologiche  (3),  per  giungere  al  Corano  (4)  e alla Sunna (5), con le loro scienze interpretative. I pilastri della religione, il culto e  le  feste  rientrano  nella  scheda  dedicata  all’adorazione  (6),  mentre  quelle successive parlano della Umma dei fedeli (7) e della spiritualità islamica (8). Le ultime  tre  offrono  uno  sguardo  comparato  tra  Cristianesimo  e  Islām  (9),  una panoramica  sulla  presenza  musulmana  in  Italia  (10)  e  prospettive  di  dialogo islamo-cristiano  (11),  radicate  nel  percorso  storico  dal  Concilio  Vaticano  II  al Documento  sulla  fratellanza  umana,  firmato  nel  2019  da  papa  Francesco  e  da Ahmad  al-Tayyeb,  Grande  Imam  di  al-Azhar.  Nella  rubrica  affidatami,  con cadenza  bimestrale,  analizzerò  le  singole  schede,  suggerendo  idee  per  un  uso didattico.  Questa  volta  mi  limiterò  ad  evidenziarne  gli  aspetti  metodologici  di fondo.  Reciproca stima: questo è l’atteggiamento che gli estensori del sussidio, di una novantina  di  pagine,  assumono  di  fronte  all’Islām  e  ai  seguaci  del  Profeta Muḥammad, i quali «con noi adorano il Dio unico», come dice il paragrafo 16 di Lumen  Gentium,  la  costituzione  dogmatica  sulla  Chiesa,  risalente  al  1964.  È  lo stesso  stile  che  ritroviamo  nella  dichiarazione  conciliare  Nostra  Aetate; anch’essa, a sessant’anni di distanza, resta un riferimento imprescindibile. La  conoscenza  è  antidoto  a  pregiudizi  e  paure.  A  differenza  delle  schede sull’ebraismo,  redatte  congiuntamente  dalla  CEI  e  dall’Unione  delle  Comunità Ebraiche  in  Italia  (UCEI),  queste  sull’Islām  sono  frutto  del  lavoro  con  il  PISAI, istituzione  accademica  pontificia.  Eppure  anch’esse  sono  un  encomiabile tentativo  di  dare  spazio  all’autocomprensione  della  fede  altrui,  in  questo  caso islamica.  Ne  è  un  esempio  la  tripartizione  tra  islām  (i  cinque  pilastri  della pratica  religiosa  esteriore  e  visibile),  īmān  (i  sei  articoli  di  fede)  e  iḥsān  (la spiritualità,  con  voli  nella  mistica  sufi,  come  la  consapevolezza  costante  della presenza  di  Dio,  mediante  il  ricordo  dei  suoi  99  Nomi  “più  belli”).  L’Islām  viene presentato  non  come  un  insieme  di  prescrizioni  religiose,  né  solamente  come una  dottrina  alla  quale  aderire  intellettualmente,  ma  soprattutto  come  un percorso  spirituale  che  conduce  all’incontro  intimo  con  l’Unico  Dio,  Amante ancor  prima  che  da  noi  amato,  e  con  l’interiorità  umana.  Viene  insomma spiegato  con  la  metafora  di  un  corpo  che  vive  delle  sue  tre  dimensioni:  senza l’Iḥsān – senza lo spirito, che pervade l’anima e le membra – la sua teologia si ridurrebbe  a  freddi  assunti  dottrinali  e  le  pratiche  rituali  resterebbero meccaniche,  formali  e  identitarie.  È  il  rischio  nel  quale  incorrono  i  movimenti fondamentalisti  –  la  cui  ideologia  è,  più  che  un  eccesso  di  fede,  una  sua versione  svuotata,  atrofizzata,  senz’anima  e  senza  spirito  –  ma  anche  una diffusa presentazione scolastica superficiale, stereotipata e fuorviante. D 27


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 18 28 IS L A M IS L A M Un altro pregio di queste schede è che operano una chiarificazione concettuale e  storico-geografica  utile  a  restituire  un  Islām  animato  da  un  pluralismo interno,  anche  di  scuole  teologiche,  apprezzato  quale  dono  divino.  Prima ancora di parlare, come fanno comunemente i libri di testo, di Sunniti e Sciiti, il sussidio distingue tra Islām, civiltà islamica e islamismo, termine che – seppur mutuato  dal  francese  islamisme  per  evitare  denominazioni  più  dispregiative  – oggi  crea  fraintendimenti.  Le  schede  suggeriscono  di  usare  i  termini  in  questo modo: musulmano per indicare il fedele che segue l’Islām; islamico per cose o istituzioni  (ad  es.  per  l’arte  islamica);  islamista  esclusivamente  per  il  militante dell’ideologia  politica  islamista,  sviluppatasi  nel  XX  secolo,  che  intende  – spesso  in  modo  fondamentalista  ed  estremista  –  instaurare  regimi  politici  in cui  una  certa  interpretazione  dell’Islām  viene  assunta  a  religione  di  Stato.  Del resto  il  termine  Islām  può  essere  inteso  anche  in  senso  coranico  come adesione alla volontà di Dio, vissuta pure dai profeti biblici, e non solo come la religione  specifica,  gradualmente  sviluppatasi  dopo  la  morte  del  Profeta Muḥammad. E si badi che egli non viene mai chiamato con il nome “Maometto”, che  ricorre  ancora  in  molti  volumi  scolastici,  considerato  da  molti  musulmani una storpiatura offensiva. Le schede prendono una netta presa di posizione per evitare  di  appiattire  la  tradizione  islamica,  nella  sua  vivacità  plurale,  sulle strumentalizzazioni  politiche  contemporanee:  uno  dei  vari  esempi  è  il  concetto di ǧihād, inteso primariamente come sforzo per fare il bene. È importante anche la  sottolineatura  che  Allāh  è  il  termine,  usato  anche  dai  cristiani  di  lingua araba,  per  riferirsi  all’Unico  Dio  di  Abramo:  non  è  una  diversa  divinità.  Al contempo,  per  fugare  altri  luoghi  comuni,  si  rimarca  che  tra  i  musulmani  gli arabi  sono  una  minoranza,  mentre  i  due  paesi  più  popolosi  al  mondo  a maggioranza musulmana sono Indonesia e Pakistan. Infine,  come  dicevamo,  emerge  l’intento  formativo  nonché  un’attenzione  alla promozione  del  dialogo  tra  cristiani  e  musulmani.  La  suddivisione  in  sezioni aiuta a comprendere l’Islām come realtà globale contemporanea, con un taglio introduttivo sistematico, basato su qualificate fonti accademiche, che vengono così offerte in sintesi ai docenti. Nonostante il taglio sia più fenomenologico che didattico,  le  schede  sono  ricche  di  spunti;  ad  esempio,  la  storia  della  civiltà islamica è valorizzata nella sua apertura interculturale, la mistica è presentata come  polmone  spirituale  dell’Islām  e  alcuni  aspetti  della  fede  sunnita  sono posti  a  confronto  con  quelli  del  cattolicesimo,  evidenziando  differenze  e convergenze.  oiché  spesso  ricorrono  termini  in  arabo,  per  quanto  traslitterati, sarebbe stata utile una scheda riassuntiva per chiarirne la traslitterazione e la pronuncia (analogamente alle schede sull’ebraismo), se non un vero e proprio dizionario,  al  fine  di  agevolare  i  docenti  che  non  conoscono  la  lingua.  Si  spera che in futuro il sussidio possa essere arricchito da schede dedicate a questioni che  più  frequentemente  ci  troviamo  ad  affrontare  a  scuola,  dal  velo  tra  le delicate  questioni  di  genere,  alle  prescrizioni  alimentari,  si  pensi  al  digiuno  nel mese di ramaḍān e al cibo ḥalal.  Nonostante  alcuni  limiti  marginali,  sono  assai  più  numerosi  i  meriti.  La consultazione  delle  schede  è  molto  consigliata  non  esclusivamente  agli insegnanti di religione e a chi si occupa della pubblicazione dei libri scolastici, ma in generale a tutti coloro che si trovassero in qualsiasi modo ad affrontare la complessa – quanto affascinante – galassia dell’Islām.


Agorà IRC n. 1, gennaio 2026 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Servizio Nazionale per l'Insegnamento della religione cattolica della Conferenza Episcopale Italiana. (2026). Nota sui dati degli avvalentisi nell'a.s. 2024/2025. https://irc.chiesacattolica.it/ Conferenza Episcopale Italiana. (2026). Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana  per la scelta dell’IRC in vista dell'a.s. 2026/2027. https://irc.chiesacattolica.it/ Concordato tra la Santa Sede e l'Italia. (11 febbraio 1929). Art. 36. Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana che apporta modificazioni al Concordato Lateranense. (18 febbraio 1984). Art. 9, c. 1-2. Protocollo addizionale, precisazioni in relazione all’art. 9, punto 5. Intesa IRC del 1985. (D.P.R. 751/1985 e D.P.R. 202/1990). Intesa IRC del 2012. (D.P.R. 175/2012 e Circolare applicativa 2989 del 6 novembre 2012). valori  del  cristianesimo  ed  è  rivolto  a  tutti coloro  che  intendono  avvalersi  di  questo insegnamento, al di là della fede personale e dell’appartenenza ad una specifica tradizione religiosa.  Il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara  ha  sottolineato  questa  peculiarità dell'IRC,  ricordando  che  tale  insegnamento invita a ricercare le radici della civiltà europea e si presenta come occasione per confrontarsi su valori e principi etici e morali e, soprattutto, per imparare a comprenderli e a viverli.   Guardando  al  soddisfacimento  di  questi intendimenti,  l'IRC,  attraverso  l'impegno  e  la professionalità  degli  insegnanti  di  religione cattolica,  declina  la  propria  proposta formativa  offrendo  a  studentesse  e  studenti spunti  e  strumenti  per  conoscere  il  dato storico  del  cristianesimo  e,  in  senso  lato,  il fenomeno religioso, per costruire un pensiero critico che possa dare risposte alle domande di senso e ai grandi interrogativi della vita, per educare  al  dialogo,  ai  valori  della  giustizia, della  solidarietà  e  della  pace,  nonché  al rispetto delle altre culture e delle altre religioni.  In una scuola in continuo cambiamento, che legge  i  segni  dei  tempi  e  si  interroga  su questioni  di  rilievo  provando  a  dare  risposte concrete  alle  sfide  dei  nostri  giorni,  l'IRC  si innesta trasversalmente ai percorsi delle altre discipline  scolastiche  come  la  letteratura,  la filosofia,  la  storia,  l'arte,  che  analizzano  il fenomeno  religioso  nel  panorama  culturale italiano  ed  europeo  e  contribuisce,  in  modo significativo, all'insegnamento dell’Educazione civica,  ad  indirizzare  i  giovani  ad  uno  stile  di vita  in  linea  con  il  programma  di  azione dell’Agenda  2030  per  lo  sviluppo  sostenibile, con l’obiettivo di formare cittadini responsabili e sviluppare competenze per la vita. Sebastiano Casalunga   Un'occasione di crescita personale   Nel  panorama  scolastico  attuale  e  in  linea con le finalità della scuola, l'ora di religione si propone  come  “spazio”  per  la  riflessione,  la condivisione,  il  confronto  e  la  crescita personale.   A  partire  dalle  Indicazioni  Nazionali,  infatti, l'IRC  offre  percorsi  che  contribuiscono  alla formazione culturale e umana alla luce dei IRC, una scelta libera         Nel  corso  di  queste  settimane  (dal  13 gennaio al 14 febbraio) le alunne e gli alunni che  nell'anno  scolastico  2026/27  inizieranno un  nuovo  percorso  di  formazione  al  primo anno  della  scuola  dell’infanzia  e  nelle  classi prime  della  scuola  primaria,  secondaria  di primo  e  di  secondo  grado,  sono  chiamati, insieme  alle  proprie  famiglie,  a  scegliere  se avvalersi  dell'Insegnamento  della  Religione Cattolica (IRC). Tale disciplina, infatti, è l'unica, tra quelle presenti nei curricoli scolastici, che gli  studenti  possono  scegliere  di  frequentare, secondo  quanto  previsto  dall'Accordo  di revisione  del  Concordato  lateranense  del 1984,  nel  rispetto  della  libertà  di  coscienza  e della responsabilità educativa dei genitori.   I  dati  pubblicati  recentemente  dal  Servizio Nazionale  per  l'Insegnamento  della  Religione Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana (CEI),  relativi  all'a.s.  2024/25,  hanno  restituito un  quadro  che  registra,  sul  piano  nazionale, una percentuale di studenti che hanno scelto di  avvalersi  dell'IRC  pari  all'82,27%.  Un  dato particolarmente  significativo,  in  un  contesto sociale in continuo mutamento e sempre più multiculturale,  che  conferma  quanto  gli studenti  e  le  famiglie  apprezzino  la  proposta formativa dell'IRC. IRC, UNA SCELTA LIBERA  PER LA CRESCITA PERSONALE 29


Questa è l’interpretazione che le alunne e gli alunni avvalentisi della ex 4^L (a.s. 2023-24) del Liceo Artistico “F. Faccio” di Castellamonte (TO), sez. Grafica (IIS “25 Aprile-Faccio”) hanno dato sul che cosa significhi avvalersi dell’IRC a Scuola. Per loro l’IRC è metaforicamente un faro, che illumina, aiutando a trovare una direzione nel proprio personale progetto di vita e offrendo un orizzonte di senso. 30




AGORÀ IRC AGORÀ IRC RIVISTA DI APPROFONDIMENTO PROFESSIONALE PER I DOCENTI DI RELIGIONE, SUPPLEMENTO DI “ESSERE SCUOLA” RIVISTA PROFESSIONALE E SINDACALE  DI FENSIR FORMAZIONE ETS www.agorairc.it